Descrizione
Questo è il primo tema della mostra, 18 fotografie che fermano il tempo di uno spazio che, una volta restaurato, verrà donato alla città, diventando luogo pubblico prestigioso.
In questa mostra vi sono poi aspetti unici che appartengono alla sensibilità del fotografo al suo desiderio di ricerca; unico è l’approccio con il teatro, un teatro non consueto in anni, gli anni ottanta, in cui era quasi un azzardo ospitare opere che uscissero dalle linee canoniche del teatro di tradizione. Reggio Emilia affrontò questo azzardo ed Ascolini colse, alla sua maniera, quelle rappresentazioni. Particolari che generalmente non vengono colti: Marcel Marceau, Lindsey Kamp, il teatro Kabuki sono visti non come documento di una rappresentazione, ma come rappresentazione stessa. Visi, dettagli, azioni sono essi stessi spettacolo.
In ultimo non possiamo non essere stupiti da come Ascolini nei propri viaggi professionali, alla ricerca del bello e dell’arte, abbia fotografato, con quei tagli di luce che penetrano il buio: l’oggetto, l’opera, la statua, l’insieme di architetture di palazzi, di giardini e di altri spazi dedicati alla cultura, con quella tecnica e sensibilità che gli appartengono.
Questa mostra è la narrazione tangibile di una ricerca personale che ci consente di apprezzare, coinvolgendoci emotivamente, luoghi, eventi, personaggi creati dall’arte che Vasco Ascolini con la sua innata creatività ci ha donato.
A partire da sabato 31 gennaio 2026, negli spazi della "Torre Libraria" di Palazzo Ducale, è stata aperta la sezione "Occhi di vetro, di legno. I burattini di Dimmo Menozzi nelle foto di Vasco Ascolini", un’importante integrazione espositiva della mostra "Dentro il Nero”. L’evento segna l'incontro tra due linguaggi d’eccellenza: la fotografia internazionale di Vasco Ascolini e l’arte secolare dei burattini della famiglia Menozzi.
Il progetto vede l'inserimento di una decina di fotografie inedite di Ascolini, dedicate proprio alle creature lignee di Dimmo Menozzi. Le immagini dialogheranno con un allestimento speciale all'interno della Torre Libraria, dove saranno esposti circa cinquanta burattini storici. Tra i pezzi di maggior pregio spiccano i burattini dell’Ottocento, finemente scolpiti nel legno dal padre di Dimmo, conosciuto nell'ambiente e nel territorio con il nome d'arte “Marion dla Catarona” (o semplicemente Marion). Questi "attori di legno", con i loro sguardi fissi e vibranti, sono la testimonianza di una maestria artigianale che ha attraversato le generazioni e rappresentano il cuore pulsante di una tradizione popolare che a Guastalla trovò la sua dimora d'elezione. Fu lui, Marion, a tramandare l'arte dei burattini al figlio Dimmo, portando avanti una tradizione che mescolava lo spettacolo popolare con l'impegno civile. Marion, infatti, fu anche un noto partigiano della zona.
Non solo visione, ma anche voce: la mostra "Occhi di vetro" sarà arricchita dalla proiezione di un video documentario in dialetto. Il filmato ripropone uno spettacolo messo in scena da Rosa Stecco, moglie di Dimmo Menozzi, offrendo un tributo commovente e autentico agli "ultimi burattinai", custodi di un patrimonio linguistico e performativo inestimabil.
